MARALBA FOCONE E LA COSTRUZIONE DEL COLORE

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MARALBA FOCONE E LA COSTRUZIONE DEL COLORE

Maralba Focone è un’artista raffinata, che dipinge stendendo i colori a olio mediante spatole e pennelli piatti, con certosina devozione, mettendo a nudo i segreti dell’anima.

di Pasquale Di Matteo

Ho avuto la fortuna di vedere all’opera da vicino Maralba Focone, l’artista torinese che ha esposto in mezza Europa, e non solo, nella sua lunga e prestigiosa carriera.

Mi è capitato durante l’VIII Meeting Internazionale d’Arte, quando sono stato invitato, in qualità di Critico d’Arte, per trattare in merito al ruolo dell’arte contemporanea nella società.

articolo critica
Letizia Caiazzo, Maralba Focone, Adele Paturzo, Pasquale Di Matteo

La rassegna si è sviluppata tra il 28 aprile e il primo maggio 2019 e ha visto undici artisti di diversi Paesi cimentarsi nel dipingere una tela in contemporanea.

Maralba Focone ha scelto uno dei suoi borghi, rubandoli ai meandri dei suoi labirinti onirici per donarlo al fantastico hotel ospitante, nella suggestiva cartolina della Penisola Sorrentina.

Ed è stato affascinante vedere l’artista torinese applicare il colore con le sue decise spatolate, brevi e rapide, sicure e ricorrenti, in un’evoluzione che ricorda la tecnica a cellette che ha reso famosi maestri del calibro di Vincent Van Gogh.

La Focone usa il colore come se si trattasse di una miscela magica, di vernice e di calce, di mattoni e di cemento, perché lei non dipinge soltanto, ma costruisce la scena che vede impressa nella sua mente, tormentandosi affinché sulla tela possa risultare con la stessa intensità onirica.

Nella loro evoluzione, le infinite spatolate di colore cambiano di tono, costruendo l’immagine mentale dell’artista con la stessa luce, vincolando l’opera al punto di vista della mente e al giudizio critico dell’anima, che rielabora i motivi e i sentimenti che spingono la donna Maralba a sognare proprio quella scena.

E la Focone vede muri che racchiudono vie senza orizzonte, strade in cui individui soli passeggiano o stazionano affrontando i tormenti del vivere.

Anche nelle sue figurazioni, l’artista torinese evolve la sua tecnica, spesso ricorrendo a ritocchi con i pennelli piatti, per illuminare i contorni onirici di donne colte nell’atto di pensare, in movimento anche quando sembrano statiche, facendo largo uso della tecnica del contrapposto.

Più che una pittrice, Maralba Focone è un’analista del proprio tempo, che, anziché esprimere attraverso la scrittura quanto sviscerato dal presente, preferisce declinare sulle tele mappe di colore che generano immagini oniriche.

Attraverso tale modalità, l’artista ci introduce nei meandri della sua mente, spalancando anche le porte della sua anima, dimostrando di avere un coraggio immenso, poiché è difficilissimo non sentirsi vulnerabili quando ci si mette a nudo.

Perciò, a chi osserva le sue opere, Maralba Focone riesce a far provare angoscia, frustrazione, persino impotenza, le stesse tribolazioni che agitano i suoi personaggi e i medesimi sentimenti elaborati nel profondo della sua anima.

Perché spatole e pennelli si muovono come bacchette magiche nella mano di Maralba Focone, capaci di trasformare in immagini tangibili i mondi onirici racchiusi nella sua mente.

Pubblicato da Pasquale Di Matteo, Critico d'Arte

Critico d'Arte (Pittura, Musica, Letteratura, Cinematografia) e Curatore di eventi d'Arte Contemporanea, nonché narratore e saggista, scrive di Arte, di Attualità e di Musica su testate online; collabora con diverse gallerie e alcuni curatori in tutta Italia. E' il critico rappresentante dell'organizzazione artistica giapponese Reijinsha.

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