I BORGHI DI MARALBA FOCONE

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I borghi di Maralba Focone sono le frontiere chiuse della nostra coscienza, dove l’angoscia prende il sopravvento e le verità non possono più essere tenute nascoste.

di Pasquale Di Matteo

Nei borghi di Maralba Focone, la prospettiva è quella di un grandangolo che appiattisce l’orizzonte, chiudendo ogni via di fuga in avanti.

Si tratta si uno stratagemma stilistico grazia al quale l’artista torinese pone chi osserva di fronte a un muro.

È come se la Focone volesse costruire ogni volta un labirinto, creato dai vari livelli dei suoi muri, costruiti con i colori applicati a spatola, per poi bloccare l’osservatore davanti all’assenza di orizzonti, in modo tale da instillare il senso di angoscia e di solitudine di cui ella tratta nei suoi lavori.

I suoi borghi sono costruzioni per le figurazioni angosciate, sole e afflitte da tribolazione, di cui tratta nelle sue opere figurative.

E quei borghi non sono altro che i luoghi ideali in cui vivere la solitudine, respirarla, persino cercarla, lungo quelle vie prive di prospettiva e di sbocchi.

I muri e le case addossate gli uni a ridosso delle altre rappresentano le tribolazioni e le angosce del vivere, soprattutto degli ultimi, di quelli che la nostra società giudica come perdenti.

Non a caso, quando per le vie si ritrovano delle figurazioni, esse sono quasi sempre sole, tristi, con il capo chino, anche se in coppia.

E, purtroppo, malgrado il flagello che stiamo vivendo abbia messo in ginocchio anche le Economie più sviluppate del mondo, gran parte della popolazione freme per ripartire. Non tanto per tornare a vivere, come sarebbe lecito chiedere, ma per riprendere da dove eravamo rimasti, ognuno impegnato nella sua schizofrenica ricerca di accumulare cose, oggetti, denaro, per alimentare il proprio ego e per soddisfare i parametri ottriati dai media per essere definiti umani di successo.

La Focone, invece, ci pone di fronte alle angosce di una vita in cui gli esseri umani sono in simbiosi, dove non esistono uomini di serie A e di serie inferiori in virtù del gonfiore del portafogli.

Ella ci invita, infatti, ad accorgerci di chi ha bisogno, di aprire gli occhi nei confronti della vita, perché quella raccontata dei media non debba essere necessariamente l’unica possibile.

Comprendere gli altri, d’altro canto, presuppone la capacità di accendere il motore dell’empatia, soffocato da ogni forma di egoismo.

I borghi di Maralba Focone, allora, sono luoghi di una dimensione ultraterrena in cui ricondurre l’anima per espiare i peccati, cercando di fare pace con la propria coscienza.

Per diventare esseri umani migliori.

Pubblicato da Pasquale Di Matteo, Critico d'Arte

Critico d'Arte (Pittura, Musica, Letteratura, Cinematografia) e Curatore di eventi d'Arte Contemporanea, nonché narratore e saggista, scrive di Arte, di Attualità e di Musica su testate online; collabora con diverse gallerie e alcuni curatori in tutta Italia. E' il critico rappresentante dell'organizzazione artistica giapponese Reijinsha.

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